KAISERSLAUTERN
– L’Italia vista ad Hannover ci aveva esaltato e
confortato. E soprattutto i “pentacampeon” del Brasile
in condizioni atletiche (a parte qualche eccezione)
approssimative, ci avevano illuso che tutto poteva essere
più semplice. Ma con la nazionale “Italia” è sempre
meglio non azzardarsi in giudizi affrettati. È bastata
infatti una modesta compagine statunitense, muscolare,
tutta nervi e poche idee, per far tornare la “banda
Lippi” con i piedi per terra. Alla fine del match il
tecnico viareggino si dichiara abbastanza arrabbiato con i
suoi, ma farebbe meglio a sentirsi almeno un pochino
rammaricato anche con se stesso. Cambiano gli allenatori i
giocatori e i tornei, continentali, nazionali ed
internazionali, ma il leit motive è sempre lo stesso.
Cosa ci fanno in campo due statue di marmo come Totti e
Toni che hanno dimostrato di essere ampiamente fuori
condizione, quando in panchina ci sono campioni del
calibro di Del Piero ed Inzaghi? Converrete che la domanda
è legittima. E se Gilardino ha il merito quantomeno di
segnare il gol “salva Italia” di bella fattura;
guadagnandosi la sufficienza piena e mitigando così i
giudizi non esaltanti sui soliti eccessivi fraseggi del
campioncino milanista sotto porta che non portano a
niente; il nostro Alex Del Piero merita per l’ennesima
volta un bel 7+ per aver mostrato quando è entrato in
campo di essere ancora uno dei pochi che sanno dare del tu
al pallone. Ora, dopo questo ennesimo pasticcio ancora una
volta siamo chiamati a soffrire. Contro una Repubblica
Ceca dei Nedved, Poborskij e Cech potrebbe bastare anche
un pareggio. Ma guai a basarsi su alchimie alquanto
aleatorie. I cecki dopo la bruciante sconfitta rimediata
contro il Ghaha, c’è da scommettere che daranno vita ad
una prova di orgoglio e ci affronteranno con il solito
spirito battagliero. Battagliero si ma con quel giusto
agonismo che non sfocia mai in “gesti” gratuiti
inauditi ed inqualificabili come quello prodotto dal
romanista De Rossi (gomitata su Mc Bried che non ammette
repliche) e che gli costa l’espulsione. Peccato perché
il gol di Gilardino al
22’
in tuffo di testa, in seguito ad un sontuoso assist di
Andrea Pirlo (ancora uno dei migliori in campo) sembrava
aver messo la pratica in discesa per gli azzurri. Il
rientro di Gianluca Zambrotta, sulla fascia sinistra al
posto dell’evanescente Grosso è un buon viatico. Ma
questa volta la “frittata” la fa Zaccardo che devia
alle spalle di Buffon un traversone di Reyna, complicando
il tutto maledettamente. Poi, nonostante l'inferiorità
numerica, Toni sbaglia il gol del 2-1, evidenziando come
detto limiti di forma alquanto palesi. Lippi toglie Totti
per far spazio a Gattuso, uomo ideale per una gara che si
mette sul muscolare, spostando Perrotta a sinistra. Ma a
dare una mano agli azzurri ci pensa Mastroeni, che finisce
negli spogliatoi per un'entrata da codice penale su Pirlo.
Nella ripresa il 10 contro 10 dura poco. Anche Pope viene
spedito anzitempo sotto la per una doppia ammonizione. A
questo punto l’ago della bilancia sembra pendere dalla
parte degli azzurri. Ma va dato atto alla squadra di Bruce
Arena di non mollare mai, di giocare tutte le palle e di
poter controllare anche Del Piero e Iaquinta gettati nella
mischia forse un po’ tardi al posto di Zaccardo e Toni.
Il nostro Alex infatti aumenta la pressione offensiva. Gli
Stati Uniti segnano, ma in fuorigioco, e poi Perrotta,
Zambrotta e Del Piero mancano il gol, più
grazie anche alla bravura di Keller, che non per demeriti
propri. Ora tutti ad Amburgo, il 22 giugno senza fare
calcoli ma per vincere.
Mauro Depaoli