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La nazionale Italiana 
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Squadra Pg   V    P    S    Gf   Gs   Pti  
 Italia 3 1 1 0 3 1 4
 Repub. Ceca 3 1 0 1 3 2 3
 Ghana 3 1 0 1 2 2 3
 USA 3 0 1 1 1 4 1

Italia - Ghana   2 - 0           

HANNOVER 

Cominciamo dalla fine. L’abbraccio di Fabio  Cannavaro e Stefen Appiah al termine di Italia – Ghana (gara d’esordio della banda Lippi al mondiale) ha maggior valore di chi alzerà al cielo la Coppa del mondo di “Germania 2006” . Immaginiamo che i cinici, i pragmatici o coloro che non amano le immagini romantiche a tale affermazione storceranno il naso. Ma siamo più che mai convinti che questo sia lo spot più bello per rilanciare lo sport più amato del mondo in un’ Italia calcistica che esce attualmente “massacrata” da scandali e “sistemi”. Il “sistema” dei valori e dell’amicizia al di là delle frontiere, dei colori, della politica, degli interessi e del tornaconto può e deve essere l’unico “sistema” credibile per rilanciare uno sport come il calcio che un tempo era anche scuola di vita. E che poi, con il passare degli anni si è adeguato al costume dei tempi, ed alla logica del massimo risultato con il minimo sforzo. Per questo motivo due amici, avversari sul campo, ma amici veri come Cannavaro e Appiah; che hanno condiviso tanti anni della loro gioventù e di professione prima a Parma e poi a Torino con la Juventus ; e l’immagine del primo che consola il secondo dopo la sconfitta, sarà un’icona che speriamo accompagni i veri sportivi e i veri uomini per lungo tempo. Che dire poi dell’inizio di questo mondiale? Per la precisione il sedicesimo che disputa l’Italia, se non che l’Italia del calcio e l’Italia come nazione storicamente hanno sempre dimostrato che di aver bisogno di toccare il fondo per trovare motivazioni giuste per risalire la china. Negli ultimi anni, in special modo dopo la figuraccia (non tanto dal punto di vista del gioco ma di mancanza di stile da parte di alcuni) rimediata ai precedenti mondiali di Corea e Giappone. Dopo le pantomime di giocatori svogliati e che vivevano quasi come un peso e un obbligo la maglia della nazionale, c’è voluto uno scandalo che ha squarciato un calderone che sembra non aver fine, per dare la forza di ricompattare l’équipe Italia. Lo si è visto chiaramente contro il Ghana, pur con tutti i limiti dell’avversario. Lo si è letto nella splendida prova di Andrea Pirlo, coronata da un gol da cineteca. Nella gladiatoria ma corretta prova di Cannavaro, Nesta, Perrotta e Camoranesi. Nell’emozione del gol del raddoppio del “novellino” Vincenzo Iaquinta. Molte le analogie con l’estate del 1982, tranne l’esordio che allora fu molto stentato ma contro un’altra compagine africana: il Camerun di Patrick N’Komo e Roger Milla. Aspettiamo ad esaltarci troppo, ma per ora gli ingredienti per confezionare un bel dolce dopo tanto amaro ci sono tutti. E allora per dirla con un grande giornalista sportivo di origine casteggiana, Gian Maria Gazzaniga: godiamoci anche il contorno del mondiale con l’Italia dei “mandolinari” che, nonostante tutto, sono sempre pronti a far bisboccia e a festeggiare. Come quelli che iniziano già di prima mattina ad Hannover nel pre-partita  a far colazione con la “Max Bier”, o quelli che fraternizzano con le belle brasiliane sognando più che una finale mondiale una sorta di finale con “gemellaggio” interculturale. Ed allora ecco che l’immagine di spaghetti, pizza e mandolino (o chitarra) è sempre dietro l’angolo. Ma non è il caso nemmeno di drammattizare o far finta di rinnegarla. In un tempo in cui qualcuno sta pensando seriamente di rinnegare le tradizioni e i valori che connotano l’Italia: come per esempio l’annullamento del concordato tra Stato e Chiesa cattolica e di istituire le “camere per il buco”, ci viene dal cuore l’invocazione: viva la pizza, gli spaghetti, il mandolino e l’italian old style (vecchio stile). E naturalmente viva il calcio pulito, viva lo sport che educa e che diventa scuola di vita.

                                                                              Mauro Depaoli

 

 

 

 

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