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HANNOVER
Cominciamo
dalla fine. L’abbraccio di Fabio
Cannavaro e Stefen Appiah al termine di
Italia – Ghana (gara d’esordio della banda Lippi
al mondiale) ha maggior valore di chi alzerà al
cielo
la Coppa
del mondo di “Germania
2006”
. Immaginiamo che i cinici, i pragmatici o coloro
che non amano le immagini romantiche a tale
affermazione storceranno il naso. Ma siamo più che
mai convinti che questo sia lo spot più bello per
rilanciare lo sport più amato del mondo in un’
Italia calcistica che esce attualmente
“massacrata” da scandali e “sistemi”. Il
“sistema” dei valori e dell’amicizia al di là
delle frontiere, dei colori, della politica, degli
interessi e del tornaconto può e deve essere
l’unico “sistema” credibile per rilanciare uno
sport come il calcio che un tempo era anche scuola
di vita. E che poi, con il passare degli anni si è
adeguato al costume dei tempi, ed alla logica del
massimo risultato con il minimo sforzo. Per questo
motivo due amici, avversari sul campo, ma amici veri
come Cannavaro e Appiah; che hanno condiviso tanti
anni della loro gioventù e di professione prima a
Parma e poi a Torino con
la Juventus
; e l’immagine del primo che consola il secondo
dopo la sconfitta, sarà un’icona che speriamo
accompagni i veri sportivi e i veri uomini per lungo
tempo. Che dire poi dell’inizio di questo
mondiale? Per la precisione il sedicesimo che
disputa l’Italia, se non che l’Italia del calcio
e l’Italia come nazione storicamente hanno sempre
dimostrato che di aver bisogno di toccare il fondo
per trovare motivazioni giuste per risalire la
china. Negli ultimi anni, in special modo dopo la
figuraccia (non tanto dal punto di vista del gioco
ma di mancanza di stile da parte di alcuni)
rimediata ai precedenti mondiali di Corea e
Giappone. Dopo le pantomime di giocatori svogliati e
che vivevano quasi come un peso e un obbligo la
maglia della nazionale, c’è voluto uno scandalo
che ha squarciato un calderone che sembra non aver
fine, per dare la forza di ricompattare l’équipe
Italia. Lo si è visto chiaramente contro il Ghana,
pur con tutti i limiti dell’avversario. Lo si è
letto nella splendida prova di Andrea Pirlo,
coronata da un gol da cineteca. Nella gladiatoria ma
corretta prova di Cannavaro, Nesta, Perrotta e
Camoranesi. Nell’emozione del gol del raddoppio
del “novellino” Vincenzo Iaquinta. Molte le
analogie con l’estate del 1982, tranne l’esordio
che allora fu molto stentato ma contro un’altra
compagine africana: il Camerun di Patrick N’Komo e
Roger Milla. Aspettiamo ad esaltarci troppo, ma per
ora gli ingredienti per confezionare un bel dolce
dopo tanto amaro ci sono tutti. E allora per dirla
con un grande giornalista sportivo di origine
casteggiana, Gian Maria Gazzaniga: godiamoci anche
il contorno del mondiale con l’Italia dei
“mandolinari” che, nonostante tutto, sono sempre
pronti a far bisboccia e a festeggiare.
Come
quelli che iniziano già di prima mattina ad
Hannover nel pre-partita a
far colazione con la “Max Bier”, o quelli che
fraternizzano con le belle brasiliane sognando più
che una finale mondiale una sorta di finale con
“gemellaggio” interculturale. Ed allora ecco che
l’immagine di spaghetti, pizza e mandolino (o
chitarra) è sempre dietro l’angolo. Ma non è il
caso nemmeno di drammattizare o far finta di
rinnegarla. In un tempo in cui qualcuno sta pensando
seriamente di rinnegare le tradizioni e i valori che
connotano l’Italia: come per esempio
l’annullamento del concordato tra Stato e Chiesa
cattolica e di istituire le “camere per il
buco”, ci viene dal cuore l’invocazione: viva la
pizza, gli spaghetti, il mandolino e l’italian old
style (vecchio stile). E naturalmente viva il calcio
pulito, viva lo sport che educa e che diventa scuola
di vita.
Mauro
Depaoli
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